Violenza contro le donne

Il tema della violenza contro le donne, solo negli ultimi dieci anni, è entrato nel dibattito internazionale in merito ai diritti umani, e ancora oggi incontra resistenze e conflittualità. Il documento più importante in relazione a questo tema, è la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993, che fornisce per la prima volta una definizione ampia della violenza contro le donne, definita come “qualunque atto di violenza sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata”.

Generalmente si parla di “violenza contro le donne” poiché si tratta di un problema di genere: nella maggior parte dei casi gli uomini sono maltrattatori e violentatori e le donne sono delle vittime, pertanto, si evince un senso soggettivo di possesso degli uomini sulle donne e un’ineguaglianza sociale.

Sono molteplici le forme che può assumere la violenza contro le donne: violenza domestica, che avviene all’interno del nucleo familiare, violenza sessuale che prevede l’imposizione di pratiche sessuali indesiderate o di rapporti che facciano male fisicamente e che siano lesivi della dignità, attraverso la minaccia, violenza psicologica, che comprende ogni forma di abuso lesiva dell’identità della donna e poi vi è lo stalking, inteso come comportamento controllante messo in atto dal persecutore nei confronti della vittima da cui è stato rifiutato.

Per quanto riguarda gli interventi messi in atto a favore delle donne vittime di violenza, a livello regionale, si rimanda alla Legge Regionale 10 ottobre 2013, n. 15 “Misure in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere”, che promuove (art. 2):

– l’ottimizzazione di osservatori e strutture utili al monitoraggio, allo studio del fenomeno, all’analisi dei dati raccolti e alla pubblicazione dei risultati per favorire la conoscenza del fenomeno e concorrere all’efficienza degli enti locali e delle aziende socio-sanitarie;

– la diffusione della cultura della legalità e del rispetto dei diritti, compresi quelli che riguardano la reazione fra i sessi, attraverso campagne di sensibilizzazione sulla pari dignità collaborando con le istituzioni scolastiche, universitarie e di ricerca, con gli enti locali, i soggetti pubblici e privati senza scopo di lucro;

– l’attivazione di una rete telefonica gratuita di sostegno alle vittime;

– la realizzazione e il miglioramento di Centri antiviolenza, di Dimore dei Diritti e di Dimore dei Diritti di secondo livello destinate ad ospitare le donne e i loro figli/e minori di età vittime di violenza, persecuzioni e maltrattamenti;

– il coinvolgimento degli enti locali, delle forze dell’ordine, delle prefetture, del sistema sanitario regionale e della magistratura al fine di individuare adeguate metodologie di intervento;

– l’attuazione di progetti finalizzati alla presa in carico delle vittime e di tutti gli altri soggetti coinvolti, per la cura, il sostegno e la tutela degli stessi;

– la formazione permanente integrata degli operatori che nei vari ambiti istituzionali, svolgono attività di prevenzione a contrasto rispetto a tale fenomeno;

– la costituzione di un’equipe specializzata con competenza ed azione sull’intero territorio regionale.